COVID-19 ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE: BREVI CONSIDERAZIONI CIVILISTICHE

Al di là dei tragici effetti sulla vita delle persone, il virus non ha tardato a sortire un impatto altrettanto importante anche sugli scenari economici e geopolitici del nostro paese e dell’intero sistema economico mondiale. Sono fortemente a rischio, infatti, innumerevoli miliardi di euro di commesse e forniture di beni e servizi che tuttora non possono essere adempiuti per via del lockdown in vigore in tanti Stati.

Tale circostanza eccezionale impone di indagare i rimedi contrattuali, esistenti ed emergenziali, previsti dal nostro ordinamento per fronteggiare le conseguenze economiche connesse all’impossibilità di adempiere agli impegni commerciali.

Il D.L 18/2020, pertanto, prende atto della drammatica situazione in cui versa il nostro paese per effetto dell’epidemia e, date le rigorose misure di contenimento della diffusione del virus adottate, deroga espressamente all’art. 1218 del codice civile, recante disposizioni in materia di responsabilità del debitore, obbligando l’autorità giudiziaria a considerare le inevitabili inadempienze contrattuali come non imputabili, e quindi tali da comportare l’esonero da responsabilità.

La possibilità che le misure di contenimento contro il Covid-19 escludano la responsabilità per inadempimento secondo quanto disposto dal art. 3 co. 6-bis del D.L. 6/2020, va valutata in relazione al singolo contratto e alla prestazione dovuta. In altri termini, non è sufficiente accertare che un soggetto sia destinatario delle misure di contenimento ai sensi del D.L. n. 6/2020 affinché possa essere considerato, per ciò soltanto, esente da responsabilità in caso di inadempimento, ma occorre accertare che, per effetto dell’adeguamento a tali misure, e nonostante l’impiego dell’ordinaria diligenza, la prestazione cui era tenuto sia divenuta impossibile; in tal caso, e solo in tal caso, la misura di contenimento potrà essere ritenuta legittima causa di esenzione da responsabilità.

La possibilità di eccepire l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, dunque, è dubbia per i titolari di attività sospese dai DPCM 11/3/2020 e 22/3/2020 che intendano non pagare una fornitura, considerato che, per le obbligazioni pecuniarie, si esclude la materiale impossibilità della prestazione di pagamento. I mancati ricavi, dunque, non esonererebbero dall’obbligo di eseguire la prestazione, neppure se provocati da eventi esterni e imprevedibili. Tuttavia, occorre rilevare, da un lato, che l’impossibilità della prestazione potrebbe essere intesa come inesigibilità secondo buona fede ai sensi dell’articolo 1175 del codice civile; dall’altro lato, per valorizzarsi la sopravvenuta inutilizzabilità in concreto della prestazione, in ragione della sopravvenuta irrealizzabilità della finalità essenziale, ossia della causa concreta del contratto. Peraltro, l’art. 3 co. 6-bis del D.L. 6/2020 dovrebbe rappresentare un incentivo per le parti a trovare una soluzione per gestire l’emergenza conformemente a buona fede, posto che una richiesta di adempimento abusiva rischia di essere censurata in giudizio.


Avv. Fabio Foglia Manzillo

Avv. Stefania Salzano